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In molti casi il tribunale amministrativo ha stimato che queste pratiche "sono assimilabili a una sovvenzione mascherata", il che è contrario alla legge del Bloccare le strade vicine alle moschee per pregare. Come abbiamo detto, questo uso è frequente nei Paesi musulmani. Da una buona decina di anni questo fenomeno si sviluppa anche in Europa, anche se è perfettamente illegale, dal momento che la strada appartiene a tutti i passanti come agli automobilisti.

Questa situazione è riconosciuta come totalmente inaccettabile da tutte le persone ragionevoli, indipendentemente dal principio di laicità. E dal momento che non si applica che a una religione precisa, l'islam, l'impressione di molti è che si tratti di una "invasione" di territorio, di una specie di "conquista" del territorio nazionale da parte dei "musulmani".

Non ci sono motivi per giustificare queste occupazioni. Al contrario, se un gruppo di cittadini musulmani, cristiani o di altra religione chiedesse in forma eccezionale l'occupazione di una strada per un tempo limitato, per una festa o una cerimonia, questo non poserebbe problemi. Mi sembra che la situazione attuale non faccia che rinforzare la reazione di islamofobia, e la giustifichi.

E questo mi sembra un punto fondamentale. E' diventato banale parlare, a torto e a ragione, di "islamofobia". Ci possono essere certo delle motivazioni più o meno razziste, il che è totalmente inammissibile, anche se accade ovunque.

Ma se delle persone, in nome del loro gruppo di appartenenza si comportano in maniera contraria alle leggi e alle norme, o semplicemente agli usi e ai costumi, queste persone sono responsabili della reazioni di rigetto che hanno provocato. Nella fattispecie, i musulmani sono in parte responsabili dell'islamofobia che tende ad allargarsi in tutta l'Europa.

E sta ai musulmani stessi protestare contro coloro che prestano il fianco queste reazioni e educare i loro correligionari.

D'altronde, il fatto che il fenomeno della preghiera per strada sia nato e si mantenga soprattutto nei Paesi musulmani, significa che il problema non è proprio dell'occidente, ma dell'islam. Questo lascia capire che questo gruppo in questo caso i musulmani è maltrattato o discriminato.

La spiegazione è che il "sistema della preghiera musulmana" non è stato ripensato per la città moderna. Se si applicasse questo sistema ai cristiani, per esempio, le strade sarebbero completamente bloccate. Se tutti i cristiani dovessero obbligatoriamente riunirsi domenica a mezzogiorno, è sicuro che nessuna chiesa potrebbe contenerli.

Non c'è che una sola celebrazione della messa per chiesa, la domenica, che raccoglie tutta la comunità. Da qui la necessità di costruire due luoghi di culto sovrapposti nella Chiesa copta o di accettare di avere un gran numero di messe per chiesa.

Inoltre, durante il Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica ha autorizzato di anticipare la messa domenicale al sabato sera, contrariamente a tutta la Tradizione, per permettere al più grande numero di fedeli di partecipare all'eucaristia. Infine, nelle decine di video che mostrano musulmani in preghiera per strada, che si possono vedere su Youtube, per esempio, non ho mai visto donne in preghiera.

A meno che non sia perché la preghiera pubblica è "una questione per uomini", probabilmente perché ha, in questo caso, un aspetto "politico". Queste "chiese vuote" sono luoghi consacrati e non verrebbe in mente a un cristiano di utilizzarli per qualche cosa che non siano le funzioni sacre, o per la musica sacra - un'eccezione sempre possibile.

Sarebbe impensabile di utilizzarle per celebrare un culto non cristiano. D'altronde, una chiesa che servisse da moschea dovrebbe necessariamente essere ri-arredata per le necessità della preghiera musulmana. Bisognerebbe sopprimere molti elemento tipicamente cristiani e aggiungerne altri tipicamente musulmani. E soprattutto queste "chiese vuote" non sono destinate a restare vuote, ma al contrario a essere occupate non appena possibile da una comunità cristiana o da una comunità monastica, come accade sempre di più ovunque in Europa.

Ora sembra difficile che un tale locale, una volta trasformato più o meno in moschea, possa essere "ripreso" e trasformato di nuovo in chiesa. Sarebbe allora un gran danno per la comunità musulmana e rischierebbe di creare molta amarezza e conflitti interreligiosi.

I cristiani sarebbero allora accusati di essere islamofobi, revanscisti, irrispettosi della sensibilità musulmana, poco fraterni verso di loro, ecc. Infine, per un istante immaginiamo il contrario. Se in un Paese musulmano l'Egitto o l'Algeria, per esempio i cristiani autoctoni in Egitto o emigrati in Algeria chiedessero ai musulmani di cedere loro una moschea, dal momento che ne hanno tante, o di prestarla per la domenica, o solamente per le grandi feste: Natale, l'Epifania, l'inizio di Quaresima, Pasqua, la Pentecoste e l'Assunzione, quale sarebbe la reazione dei musulmani?

In conclusione, mi sembra importante che si stabilisca in Francia e in Europa un nuovo rapporto fra la comunità musulmana e la popolazione europea, un rapporto basato sulla cooperazione, l'amicizia e la stima reciproca.

Esistono dalle due parti delle frange estremiste, che bisogna aiutare a de-fanatizzarsi. L'islam pone un problema all'Europa, dal momento che non è vissuto semplicemente come una religione, ma anche come una cultura che penetra in tutti i settori della vita quotidiana.

L'Europa ha lavorato, per secoli, a separare religione e società, e tutto è segnato da una cultura cristiana secolarizzata. Penso che la comunità musulmana debba fare uno sforzo serio per accettare che il fenomeno religioso resti, per quanto è possibile, un affare privato. Più l'islam andrà in questa direzione, meno opposizioni troverà. Il che non significa affatto essere meno musulmani, ma, ben al contrario, essere in maniera diversa, più interiore. Chiedere alla Chiesa di mettere a disposizione dei musulmani le chiese attualmente non utilizzate è mettere la Chiesa cattolica in un grande imbarazzo, nel momento stesso in cui lo sforzo dei credenti è quello di ri-evangelizzare quelli che si sono allontanati dalla pratica cristiana.

Chiedere allo Stato e alla popolazione delle sovvenzioni sotto la forma dell'enfiteusi, è mettere in imbarazzo lo Stato e la popolazione che vi vedrà necessariamente un sotterfugio. Secondo il presidente del Cfcm ci sarebbero attualmente circa luoghi di culto in costruzione. Bisogna insistere affinché le municipalità non pongano ostacoli ideologici alla costruzione delle moschee, se si adattano alle norme urbanistiche.

A mio parere, affinché i musulmani e l'islam non siano vissuti come un corpo estraneo, il grosso sforzo da fare è nella formazione di imam francesi, che siano perfettamente integrati nella cultura e nella mentalità francese, o più largamente europea.

Fino a che l'islam sarà culturalmente "arabo", finché i musulmani avranno il sentimento che per essere un vero musulmano bisogna riavvicinarsi alla cultura araba originaria, ci sarà malessere. Questa è, secondo me, la vocazione dei musulmani europei: In altri termini, se c'è conflitto di interessi, bisogna prima di tutto cercare l'obiettivo voluto nella Legge maqâsid al-shari'ah piuttosto che nella lettera della shari'ah. È l'India il primo importatore d'armi al mondo.

AsiaNews - Stoccolma - 15 marzo Ma il sorpasso indiano a Pechino è legato al nuovo mercato di produzione interna d'armi della Cina. Secondo un rapporto stilato dallo svedese Stockholm International Peace Research Insitute Sipri pubblicato ieri, l'India è il più grande importatore d'armi al mondo.

È preoccupante il fatto che le armi si stanno concentrando in una zona non particolarmente stabile. Le minacce alla sicurezza interne al Paese e le rivalità con Pakistan e Cina, vicini di casa con cui sono in corso cicliche dispute di confine, hanno portato l'India a una crescita della spesa militare".

Un sacerdote indiano che ha parlato con AsiaNews ha commentato: Con la scusa della sicurezza si arricchiscono mafie, gruppi militari, elite politiche, mentre si allargano le sacche di povertà negli strati più bassi della popolazione". I piani d'acquisto del Paese riguardano sottomarini, una portaerei, aerei da trasporto, oltre a aerei da combattimento e elicotteri.

Tuttavia, questo balzo in avanti dell'India non è legato solo alla fase di forte crescita economica che sta vivendo. Wezeman specifica che "la Cina ora produce da sé le armi, per l'India è ancora presto". Questo, secondo il ricercatore, spiegherebbe la "retrocessione" della Cina. Poi, i numeri del piano quinquennale economico A chi ha criticato come eccessivi i futuri investimenti, denunciando la presenza di spese militari "nascoste", Li ha risposto definendola invece una spesa "appropriata, per garantire l'equilibrio tra difesa nazionale e sviluppo economico".

Antony Wong Dong, presidente dell'International Military Association di Macao, ha definito "degno di nota" il riferimento fatto da Li alle spese militari del governo indiano.

Il Sipri è un istituto con base a Stoccolma fondato nel , che conduce ricerche su conflitti, armamenti, controllo delle armi e disarmi. Come riporta il sito, una parte consistente dei suoi finanziamenti proviene dal governo svedese. La rinascita avverrà attraverso la cultura di Wangari Maathai. Finalmente le agenzie per lo sviluppo, i leader religiosi, le istituzioni accademiche e persino alcuni funzionari governativi cominciano a riconoscere le mille sfaccettature della cultura africana e il ruolo che questa ricopre nella vita politica, economica e sociale delle comunità e delle nazioni del continente.

Gli ambientalisti e le istituzioni internazionali, da parte loro, iniziano a comprendere il ruolo fondamentale della cultura nella protezione della biodiversità. Indipendentemente da dove siamo nati o cresciuti, è sempre l'ambiente che nutre i nostri corpi, forma i nostri valori e condiziona l'evoluzione delle nostre religioni.

Non c'è cultura che possa adattarsi indistintamente a tutti gli esseri umani o soddisfare le esigenze di qualunque comunità. Ora finalmente iniziamo a comprendere il valore della biodiversità, a riconoscere, seppur tardivamente, la bellezza che sta nella diversità culturale e ad accettare il fatto che esistono molti linguaggi, religioni, abbigliamenti, danze, canzoni, simboli, feste e tradizioni - una diversità che dovrebbe essere considerata patrimonio naturale dell'umanità.

Inoltre, si sta tentando di porre rimedio ad alcuni dei danni culturali e psicologici inflitti all'Africa dalle molte forze che si sono contese la sua terra. Le gerarchie ecclesiastiche, per esempio, stanno favorendo la cosiddetta africanizzazione della Chiesa di Cristo. I preti africani d'ora in poi accetteranno nomi indigeni, senza più imporre agli africani di battezzarsi con nomi europei.

Nelle Chiese si vanno sempre più diffondendo canti e danze africani anche se a volte le parole e il senso originali vengono modificati e durante l'offertorio, oltre al denaro, si accettano in dono prodotti agricoli e animali. I leader religiosi africani ed europei hanno iniziato a trovare uno spazio politico e sociale per le culture africane.

Di qui l'importanza del messaggio con cui l'allora capo della Comunione anglicana, l'arcivescovo di Canterbury George Carey, nel dicembre , a Nairobi, chiese pubblicamente scusa per conto di quei missionari che avevano condannato in blocco la spiritualità e le tradizioni africane. Ammise che alcuni aspetti di queste culture erano pienamente compatibili con gli insegnamenti di Cristo, anche se potevano essere in contrasto con la cultura, le tradizioni e i valori europei. Carey disse di sperare che il torto commesso fosse riparato, in modo da ristabilire, a vantaggio di tutto il continente, la fiducia e il rispetto degli africani per il proprio modo di vivere, compresa la loro spiritualità, il senso di giustizia, la difesa della vita e dei diritti umani fondamentali.

Riconobbe anche che non tutto il patrimonio culturale africano poteva dirsi satanico o incompatibile con gli insegnamenti di Cristo. Non c'è dubbio che anche le culture del passato avevano aspetti fortemente negativi: Alcuni comportamenti, che perdurano ancora oggi, non sono altro che crudeltà frutto di ignoranza.

Come testimoniano i fatti avvenuti negli ultimi anni in Kenya, Ruanda, Congo, Sudan, Sierra Leone, Costa d'Avorio, Uganda e altri Paesi, gli africani ancora oggi si mutilano e uccidono a vicenda in assurdi conflitti, costringendo masse di profughi a lasciare le loro case e a vivere poveramente in campi malsani e sovraffollati.

Tuttavia non c'è nulla di specificamente africano nello sfruttamento di esseri umani da parte di altri esseri umani, nelle aggressioni fra popoli a causa della fede religiosa o dell'appartenenza etnica, oppure nella discriminazione delle donne. La cultura potrebbe essere l'anello mancante verso la creatività, la produttività e la fiducia in se stessi.

Solo in questo modo gli africani avranno le fondamenta su cui costruire il loro futuro. Stampa, la crisi libica e l'impatto sulle economie dell'Africa orientale. Misna - 16 marzo La destabilizzazione della Libia, gigante della produzione petrolifera che ha utilizzato i proventi dei suoi giacimenti per investire nel settore delle telecomunicazioni all'estero, in particolare in Uganda, Rwanda, Zambia, Sud Sudan, Sierra Leone, Costa d'Avorio, Niger, Guinea-Conakry e in Benin, possono causare gravi conseguenze in questi paesi": Un esempio su tutti quello della 'Libyan Arab portafolio', il fondo di investimento pubblico di Tripoli, e del suo ramo di telecomunicazioni 'Lap Green' che possiede numerose partecipazioni in aziende di telecomunicazioni e alberghi in Rwanda e in Kenya.

La loro attività dipende infatti dai contributi finanziari, finora eseguiti regolarmente da parte dello stato libico, ma anche dall'influenza personale del colonnello Gheddafi.

Senza contare che a causa dei disordini che paralizzano il paese il ritorno a casa di centinaia di migliaia di lavoratori immigrati si traduce per molti paesi in un una perdita di svariati milioni di dollari in rimesse e una forte pressione, una volta che i lavoratori rientreranno in patria, sui tassi di disoccupazione. Caso esemplare è quello del vicino Egitto, dove si stima che siano circa un milione mezzo i lavoratori migranti espatriati in Libia.

Secondo il ministero egiziano del Lavoro, mandano circa 1,5 miliardi di lire egiziane milioni di euro all'anno nel paese. Donne, spina dorsale d'Africa di Emanuela Stella. La sfida della campagna "Noppaw" Nobel Peace Prize for Africa Woman che si propone di candidare le donne del Continente Nero al prestigioso riconoscimento: Sono la spina dorsale di un continente che cammina con i loro piedi.

Perché il loro ruolo sia formalmente e ufficialmente riconosciuto è nata una campagna internazionale per l'assegnazione del premio Nobel per la pace alle donne africane, che possono divenire un investimento per il presente e il futuro non solo dell'Africa ma del mondo intero. L'obiettivo è raccogliere due milioni di firme attraverso il sito web e la pagina facebook.

La macchina organizzativa procede a pieno ritmo: In Africa sono in maggioranza le donne a lavorare i campi. Ma sono milioni le donne in tutto il continente che, in città, hanno imparato a sopravvivere inventandosi attività produttive e commerciali. E là dove la tradizione crea barriere o limiti, l'intraprendenza e l'intelligenza delle donne riescono a spuntarla, grazie a un forte spirito di solidarietà.

A Lomé i grandi commercianti di pesce sono donne, che possiedono anche due terzi dei pescherecci. Senza l'oggi delle donne non ci sarebbe nessun domani per l'Africa.

E' indiscutibile il progresso che le donne africane hanno compiuto nella vita politica, economica e culturale a tutti i livelli.

Ma non è che una goccia nell'oceano nella valorizzazione delle loro capacità e del loro impegno, e molta strada resta ancora da fare. Come sottolinea la teologa femminista Hélène Yinda, secondo la quale la violenza è "il letto quotidiano dei nostri singhiozzi", "la sopraffazione fisica e l'ignoranza nella quale le donne sono tenute costituisce tuttora il principale ostacolo verso una piena dignità".

Qui le donne sono viste come eventi funesti capitati all'umanità. A loro non è concesso di andare a scuola, e sono condannate fin dalla tenera età ad occuparsi dei lavori domestici.

Sono costrette ad accettare un matrimonio poligamo sposandosi con uomini molto più anziani di loro, che hanno la possibilità di pagare un alto prezzo ai loro padri. Una ragazza in questa condizione non ha né scelta né voce, deve solo subire abusi senza che sia presa in considerazione la sua volontà. Il mio compito è quello di istruire le donne su una corretta alimentazione, sull'uso di acqua potabile e il consumo di cibi sani, sulla prevenzione sanitaria, sulla cura delle malattie e sull'assistenza al parto.

Ho imparato la loro lingua e condivido le loro sofferenze: Mitigato impatto crisi , scende indice di povertà. Aumento dei prezzi delle materie prime e riforme sostanziali nelle politiche monetarie, fiscali e di spesa: Anche il lavoro ha giocato un ruolo importante: L'esperta ha esortato comunque a non abbassare la guardia: E' un fatto che non sorprende: La prima in ordine di importanza è la persistenza di un'economica sommersa che si traduce, tra l'altro, in disparità salariali e lascia vulnerabile un'ampia fetta di popolazione che non gode della previdenza sociale né di assistenza sanitaria.

Per combatterle, la Cepal suggerisce di privilegiare tre elementi: Ambasciatori asiatici in Vaticano: AsiaNews - Città del Vaticano - 14 marzo Il Pontificio consiglio per la cultura ha promosso una giornata di studio sul continente, e i suoi problemi.

Thomas Hong-So on Han ha lanciato una questione: La mancanza di libertà religiosa è "un'altra forma di povertà". L'idea, nata nel da un piccolo incontro natalizio, si è sviluppata in una giornata di studio con la discussione di vari temi. Mascarenhas ha moderato l'evento, che ha visto la partecipazione di mons. Savio Hon Tai Fai, segretario della Congregazione per l'evangelizzazione dei popoli, mons.

Paul Tighe del Pontificio consiglio delle comunicazioni sociali , mons. Phan Paul Hien, di Giustizia e Pace, e mons. Anthony Figuereido di Cor Unum. Una delle relazioni principali è stata svolta dal prof. Han, già docente di economia, ha posto la questione: Egli ha parlato del divario crescente fra Paesi sviluppati e in via di sviluppo.

E un altro aspetto centrale di questo sviluppo è la libertà religiosa: Mascarenhas ha sottolineato ad AsiaNews che "il compito fondamentale è quello di stabilire l'interculturalità, cioè un dialogo fra culture, evitando l'estremismo e la mescolanza indiscriminata delle religioni.

Multiculturalità significa che le culture vivono per proprio conto, spesso in isolamento, spesso in conflitto. Interculturalità invece significa un'integrazione fra le persone". Fare i conti con quei chiodi di Alessandro d'Avenia.

Vince il ricorso promosso dall'Italia. La Corte fa giustizia: Umanità orfana se dimentica la croce. L'Italia è stata assolta dalla colpa di ledere i diritti umani per la presenza di un crocifisso su una parete, colpevole - per alcuni - di indottrinare con la sua presenza.

Era necessaria l'assoluzione della Corte europea. Se togliamo il crocifisso dovremmo anche eliminare dal nostro calendario, se non le vacanze di Natale, almeno quelle di Pasqua, andare al lavoro anche la domenica, per non subire la violenza della risurrezione di quel crocifisso che ci obbliga a dormire fino a mezzogiorno, stare con la nostra famiglia e mangiare un dolce, senza avere ragioni particolari per festeggiare I crocifissi non ci sono sempre stati.

Non già alle pareti delle scuole, ma delle chiese. Solo nel V secolo compaiono i primi. Pochi sono i crocifissi, qualcuno in più in età carolingia, finché Francesco ne fa il baluardo della sua preghiera, a partire da San Damiano. Ogni luogo ha i suoi arredi. In chiesa voglio trovare un crocifisso, in classe una lavagna.

Non si tratta di mettere crocifissi dove non è necessario che stiano, né toglierli da dove sono sempre stati. Lo scriveva già la Ginzburg, ebrea, negli anni ' È l'immagine della rivoluzione cristiana, che ha sparso per il mondo l'idea dell'uguaglianza fra gli uomini fino ad allora assente. La rivoluzione cristiana ha cambiato il mondo. Dicono che da un crocifisso appeso al muro, in classe, possono sentirsi offesi gli scolari ebrei. Cristo non era forse un ebreo e un perseguitato, non è forse morto nel martirio, come è accaduto a milioni di ebrei nei lager?

Il crocifisso è il segno del dolore umano. Non conosco altri segni che diano con tanta forza il senso del nostro destino. Prima di Cristo nessuno aveva mai detto che gli uomini sono uguali e fratelli tutti, ricchi e poveri, credenti e non credenti, ebrei e non ebrei e neri e bianchi, e che nel centro della nostra esistenza dobbiamo situare la solidarietà fra gli uomini A me sembra un bene che i ragazzi, i bambini, lo sappiano fin dai banchi della scuola".

Va oltre Potok ne Il mio nome è Asher Lev, primo di due romanzi meravigliosi, in cui il protagonista è un ragazzo che ha talento per la pittura. La sua vocazione di artista è minacciata dall'appartenenza a una famiglia di ebrei osservanti. Asher persegue ugualmente il suo talento e intanto scopre il nascosto dramma della madre. Viene allontanato dalla comunità, nonostante il suo tentativo di giustificarsi: Per il Padrone dell'Universo il cui mondo di sofferenza io non capisco.

Io, un ebreo osservante che lavora su una crocifissione perché nella tradizione religiosa non esiste alcun modello estetico al quale far risalire un quadro di angoscia e tormento estremi". Non sono i crocifissi appesi alle pareti, ma viceversa. In quella croce c'è la verticalità che collega cielo e terra, la fame di altezza e profondità che caratterizza persino la struttura del corpo umano rispetto a quella degli animali, e c'è l'orizzontalità che abbraccia tutto e tutti. Forse il crocifisso è tornato osceno come lo è stato nei primi secoli del cristianesimo.

Forse lo toglieremo e ci colpirà ancor più la sua assenza, come mi ha detto un amico: Dopo il primo anno qui a Touggourt, cittadina sul deserto, distante km da Algeri, sono stato raggiunto da p.

Siamo stati insieme solo qualche mese. Spero ritorni i primi mesi del , visa permettendo. La mia e nostra fortuna è di avere a circa due Km dalla nostra abitazione, la fraternità delle Piccole Sorelle di Gesù, che hanno celebrato, due anni fa, 70 anni di permanenza. Sono state le mie maestre di vangelo vissuto. Quando manifesto una domanda di aiuto, di qualsiasi genere, la gente mi risponde: Un dentista, quando gli chiesi che cosa gli dovevo, mi disse: Un amico viene due o tre volte la settimana per pulirmi la casa, soprattutto quando il vento di sabbia me la riempie.

Approfitto per dire agli amici che sono loro vicino in questa quaresima di dolore. Tutti vicini ai giapponesi per un Giappone nuovo. Ha deciso di essere la loro voce con un libro che mi ha dato e che ho appena letto durante le dieci ore del viaggio che mi ha ricondotto a Touggourt. Ecco un suo grido: Per i marocchini, il sahraoui è un marocchino che si ignora. Per i francesi, il sahraoui è qualcuno che potrebbe aver un rapporto col Sahara?

Per le statistiche un sahraoui è da 35 anni un quarto di popolo nei campi dei rifugiati, un quarto nei territori occupati dal Marocco , un quarto nei territori liberati e un quarto seminato in diaspora. Per Dio, un sahraoui è un seme caduto e dimenticato, del deserto, in attesa e nella promessa di germinare. Sempre di più il discorso sullo straniero occupa le nostre conversazioni e le nostre preoccupazioni e non è sempre facile o rispettoso o pacifico.

Mi sono venuti in mente alcuni proverbi che avevo trovato nella cultura dei Tupuri del Camerun e del Ciad, presso i quali ho vissuto tanti anni. Mi hanno voluto tanto bene e continuo ad amarli, soprattutto quando li vedo qui, stranieri come me. Se trovi gente che danza o che cammina la testa in giù, danza e cammina come loro. Quando sei straniero devi rispettare le leggi che trovi e comportarti come chi ti accoglie senza opporti. La terra straniera si affonda con te durante la stagione secca.

Ma se sei straniero puoi trovare delle cose che non conosci e che ti rendono difficile la vita. Fa attenzione e usa tanto rispetto. Non essere come un bambino che non sa. Il verme parassita approfitta dello straniero. Una persona, ospite, mangia meglio quando uno straniero arriva, perché il padrone di casa normalmente uccide un animale per onorare il nuovo arrivato. Lo straniero non partecipa delle cose più importanti della famiglia in cui è ospite. Con questo simpatico proverbio si vuole dire cosa succede ad uno straniero che giungendo in una terra a lui sconosciuta non vede dove stanno i pericoli e le insidie.

Che sia ben chiaro: Lo straniero se ne andrà. Ma questo proverbio la dice lunga sulle innumerevoli presenze straniere che ci sono state in Africa: Questo, quando non si tiene conto della cultura africana. Tutti dobbiamo vigilare e fare tesoro di questa semplice sapienza che riguarda lo straniero. E non dimenticare mai quanto preghiamo nel salmo , 9: Il signore protegge lo straniero!

Claude Rault sul numero di marzo del mensile della diocesi di Laghouat-Ghardaïa, in Algeria. Commentando i recenti fatti di cronaca del nord Africa, il presule osserva che i movimenti che si sono potuti osservare hanno dato prova di una stupefacente maturità. Nell'analizzare quanto sta accadendo nei Paesi arabi, il presule rimarca che non è la pressione islamista ad aver originato manifestazioni, rivolte e reazioni popolari, ma che si tratta di qualcosa che scaturisce "dal profondo della coscienza umana, avida di dignità, di rispetto, di giustizia e di democrazia", "una sorta di lucidità collettiva che non manca né d'intelligenza né di saggezza", qualcosa che ha unito musulmani e cristiani nello stesso slancio.

Rault - ma come non sperare di vedere il corso della storia svilupparsi nel senso delle aspirazioni profonde della persona e delle società umane? Non è in questo senso che soffia lo Spirito? Noi non facciamo la storia, ma possiamo essere coloro che ne risvegliano al senso".

Infine il presule ricorda un pensiero di Christian Chessel, uno dei padri bianchi assassinati a Tizi Ouzou nel dicembre del ' Lungi dall'essere un'attitudine di passività o di rassegnazione, suppone molto coraggio e spinge ad un impegno per la giustizia e la verità denunciando l'illusoria seduzione della forza e del potere". Ed è su questo pensiero che il vescovo di Laghouat-Ghardaïa propone ai fedeli della sua diocesi di riflettere durante la Quaresima.

Schegge di Bengala - 71 di p. Franco Cagnasso Dhaka - 19 marzo Johanna In varie "schegge" ho parlato di Dino e Rotna, la coppia di insegnanti che ha aperto una scuola di cucito in una baraccopoli di Dhaka, aiuta giovani donne in difficoltà, fa scuola a oltre cento bimbe poverissime, fornendo loro istruzione e anche un piatto di riso saporito ogni giorno.

Qualche giorno fa la loro seconda bimba Johanna, meno di due anni, è stata colpita da un batterio intestinale raro che ha provocato una paralisi.

Già quando viaggiava sull'onda di innumerevoli conferenze in tutto il mondo, qualcuno era critico pensando che una buona idea stesse diventando un affare - e fin qui nulla di male - ma su cui parecchi si arricchivano a scapito dei poveri, presunti destinatari dell'opera. Tempo fa, poi, si era parlato di operazioni finanziarie scorrette, non provate. C'é chi giura sulla sua buona fede, chi dubita L'associazione dei pensionati della Gramin Bank esulta, altri gridano allo scandalo e al "tarnishing" appannamento dell'immagine del Bangladesh agli occhi del mondo, si formano comitati pro e contro, Yunus ricorre al tribunale che gli dà torto, e ricorre alla Corte Suprema, sostenuto dal più famoso e integro avvocato del Bangladesh.

Poi, pian piano, pensandoci bene si capisce Durante il periodo del governo straordinario sostenuto dai militari, Yunus aveva tentato di fondare un partito, criticando pesantemente i due "partiti storici" BNP e Awami League e le loro leader Khaleda Zia e Sheikh Hasina.

Ma la faccenda non è stata dimenticata. La vittoriosa Hasina, prima si prende la rivincita sulla sconfitta Khaleda costringendola a sloggiare da una lussuosa casa che le era stata concessa dal governo anni prima, poi commenta velenosamente la notizia di un'ipotetica scorrettezza finanziaria di Yunus, infine scova la strada per tirar giù di sella il Premio Nobel che le ha mancato di rispetto.

La motivazione diventa trasparente quando l'avvocato dell'accusa sostiene che Yunus non era degno del Premio, che avrebbe dovuto andare ad Hasina per la sua opera di pace nelle zone di guarriglia del sud E Khaleda con il BNP? Prima non se la caccia troppo, perché Yunus aveva detto male anche di lei. Poi fiuta il vento a favore di lui e lo incoraggia: Abbi pazienza e tornerai in sella.

In 65 di queste scuole non c'è neppure un'insegnante donna - notano con curiosità i giornali. Ci rinuncio La mia prima Celebrazione Eucaristica a Zirani, il centro per i lavoratori che il PIME sta formando a circa 40 chilometri da Dhaka, finisce poco prima delle 18, e subito m'avventuro su un autobus locale che bene o male arriva all'EPZ, la zona industriale franca. Poi trovo persino un posto a sedere su un bus che non so da dove arrivi e probabilmente non dovrebbe raccogliere passeggeri in quel posto.

Il percorso non è del tutto nuovo per me: Mi riprometto di guardarmi intorno con attenzione, per dare alla luce un'altra scheggia.

Rimugino per quasi due ore, mentre il bus mi sconquassa le ossa. Vorrei dire - ma come? Gli odori che si susseguono: Il fumo denso, caldo, irrespirabile degli scarichi mescolato alla finissima e densissima polvere della strada. Il rumore, come definirlo? Rombo ininterrotto, strombazzare folle, chiasso ossessionante? E il brutto, quel brutto che ti avvolge da ogni parte senza interruzione, ti rende triste, dandoti un'angoscia sottile, e non sai perché - come esprimerlo?

I passeggeri in piedi ciondolano, sembrano rassegnati ma esplodono in piccole risse improvvise, senza ragione. M'arrabbio con me stesso, inseguo le parole e le scarto una dopo l'altra perché non dicono Salto giù dall'autobus che mi lascia in mezzo alla strada perché fa troppa fatica ad accostare, cammino verso casa e mi convinco che non trovo le parole perché neppure io so che cosa sto vivendo.

No, non descrivo nulla. Letterina del dopo Natale, dai piccoli Quando tutto e tutti proclamano che consumismo, ricchezza, potere sono sinonimi di felicità, il Natale annunzia che è dalla semplicità e dal sacrificio che nascel'allegria Luca 2, Mie carissime Amiche, miei carissimi Amici, Mentre sono qui accovacciato sulla stuoia della mia catapecchia tentando di lasciarmi dondolare, riposare, avvolgere dai lunghi silenzi del mio Signore, il Dio della mia vita, dal mio cuore sale un grido di gratitudine.

È stato bello a Kawron Bazar il mercato ortofrutticolo di Dhaka che i bambini al vedere noi volontari ci sono venuti incontro correndo e saltando, di gioia ; ci aspettano sempre ansiosi e festanti!!! Oggi, tra i mille confusi pensieri, mi venite in mente anche voi, i vostri volti, le vostre parole, la vita di ciascuno. Vi sento vicinissimi come se foste qua con me, accolti anche voi tra le sgangherate, disordinate, tappezzate quattro pareti di questa mia baracca A parte il tetto e il pavimento la cui struttura di bambù ormai traballa in più parti; le pareti sono proprio pietose!

Il mio padrone di casa, rimediando qua e là pezzi di materiale, ha fatto un bel collage: Mi vengono in mente le parole di un anziano prete lombardo, venutomi a trovare insieme al Superiore Generale, stupito e scandalizzato nel vedere la nostra baraccopoli dove io, bianco, vivo in tale essenzialità, mi chiese: Chissà,poi perché il piccolo bimbo Gesù scelse proprio la capanna di Betlemme, una baracca, per nascere?

Per i vicini di casa la mia presenza in baraccopoli, dove hindu e musulmani vivono accanto, è un segno di amicizia, allegria e dialogo con tutti… è celebrazione di fiducia e abbandono! Questa nostra notorietà, oltre alle seccature e qualche importuno in strada, ha anche delle note positive: Quando mi rivolgo per un aiuto in ospedali, ostelli, scuole o edifici pubblici assieme ai ragazzi di strada ora trovo molta più gente che si mette a disposizione per darci una mano, in quanto ora sanno chi siamo e cosa facciamo.

La mia missione sia nel lavoro in strada che nella baraccopoli annunzia pochissimo vangelo: Io missionario cattolico, predico questo vivo vangelo assieme a persone di altre religioni ma con lo stesso ideale, siamo tutti uniti dalla stessa gioia di fare del bene al prossimo!!!

In questo modo pian piano è sorto un Gruppo di educatori di strada -circa che si sono lasciati interpellare e cercano di fare la propria parte Auguri per il nuovo anno appena iniziato, che sia un anno abbondante …ma di vita in letizia, in semplicità e solidarietà.

Vi lascio con le parole di Madre Teresa di Calcutta che ha tanto saputo accogliere i piccoli; lei ci indica un cammino al di là di tutte le regole economiche: La Madre di Gesù vi riempia della sua tenerezza!

Quaresima in Mirpur di p. Mirpur - 27 marzo Anche noi a Mirpur abbiamo iniziato la quaresima con una celebrazione che ha visto la chiesa e il compound pieno di fedeli come non mai. La celebrazione delle ceneri è qualcosa particolarmente sentita dai cristiani di Mirpur, soprattutto dai non cattolici, i quali affollano la chiesa per manifestare il loro desiderio di una nuova vita. Il fatto che le celebrazioni quaresimali e della settimana santa, con i vari riti della via crucis, della benedizione delle palme, il bacio del crocefisso e la grande Veglia pasquale attirano i fratelli di fede non cattolica, è qualcosa che mi sorprende e mi rallegra.

Quello che non si riesce a fare con le preghiere Ecumeniche, cioè pregare insieme con i membri delle altre chiese, si realizza spontaneamente con i riti quaresimali.

Il mistero della passione di Gesù, è il mistero che ci fa sentire il Signore vicino a noi, perché lo vediamo condividere quelle sofferenze o delusioni che spesso accompagnano la nostra vita. Qui in Bangladesh, come in ogni parte del mondo, scoprire che Dio non è lontano o indifferente alla nostra sofferenza, diventa segno di benedizione di amore. Questo mistero è capace di abbattere le differenze ideologiche sulla figura di Gesù, e sa di nuovo unire, almeno qui a Mirpur, i cristiani nel professare la loro fede e speranza in colui che proprio attraverso la croce diventa il nostro Salvatore.

Mi aveva incuriosito la serie di piccoli contenitori che alcuni bambini stavano diligentemente colorando nella veranda della Chiesa. Leader religiosi si impegnano per rafforzare le relazioni fra cristiani e musulmani. La responsabilità dei leader religiosi è di impegnarsi il più possibile per salvaguardare e trasmettere alle generazioni future la pace.

Lo ha affermato, riferisce la testata on line www. L'incontro, che ha riunito diversi esponenti cristiani e musulmani, si è sviluppato anche in lavori di gruppo dove si è discusso in particolare di come rafforzare le relazioni fra cristianesimo e islam. Terre rare, il problema di come estrarle tutelando l'ambiente e le riserve. AsiaNews - Pechino - 15 marzo Il mondo ha accusato la Cina di slealtà quando ha diminuito l'esportazione di terre rare. Ma Pechino ha davvero problemi di grave inquinamento e di eccessivo sfruttamento delle riserve.

Ora deve rendere la produzione eco-compatibile ed estirpare il commercio gestito da gruppi criminali. Una distesa di polvere nera, dove una volta c'erano campi di grano e granturco. Un lago di rifiuti liquidi bruni e inquinati, ampio 10 chilometri, che rischia di avvelenare il Fiume Giallo. Diffusa radioattività e la gente che si ammala di cancro e muore.

Viaggio a Baotou, Mongolia Interna, ricca di pregiate terre rare, la cui estrazione ha distrutto la vita dei residenti. Le terre rare sono 17 minerali e metalli essenziali nella tecnologia avanzata, come l'elettronica, il nucleare, le energie alternative auto ibride, turbine a vento , le telecomunicazioni e l'industria aerospaziale. La drastica riduzione ha lanciato in alto i prezzi: Baotou ha alberghi di lusso, ottimi ristoranti, bar e locali alla moda, saune e posti di intrattenimento.

Ma a pochi chilometri dalla città molti portano maschere per proteggersi dalla polvere nera, che fa tossire e avvelena i polmoni, per la strada commercianti ambulanti le vendono per 2 yuan ai passanti. A un chilometro dal lago e a 8 da Baotou sorge il villaggio Dalahai, vicini sono altri 5 villaggi, qualche migliaio di persone.

Sono villagi-del-cancro, la percentuale dei malati è molte volte maggiore la media nazionale, la gente ha mal di stomaco e perde i denti a anni. Ma non hanno ricevuto uno yuan e non hanno il denaro per comprare una casa altrove. Il Fiume Giallo scorre appena 10 km a sud. Nel studi ufficiali, tra cui quello di Xu Guangxian ex presidente della Società chimica cinese, hanno accertato che la zona è contaminata con il torio, sorgente di radioattività, e altre sostanze tossiche, che rischiano di inquinare il Fiume Giallo, fonte d'acqua per milioni di persone.

Gli studi sono rimasti segreti per anni. Anche se il governo ha diminuito l'esportazione, esperti locali indicano come aggirare il limite: Poi, seppure è diminuita l'esportazione di neodymium metallo richiesto per le proprietà magnetiche , è aumentata la produzione e l'esportazione di barre del peso di chilogrammi con un nucleo di neodymium di 1,5 kg, molto usate per le turbine. Inoltre nel Paese ci sono sempre state miniere illegali controllate da gruppi criminali.

Da qualche mese Pechino cerca di stroncarle con elicotteri e incursioni di polizia, nel Guangdong settentrionale sono stati arrestati almeno proprietari e direttori di raffinerie illegali. La Cina spiega che vuole rivedere, entro due anni, le miniere e le raffinerie, introducendo una rigida protezione ambientale, e non accetta critiche: Altrimenti, forse, sarebbe stato più difficile scoprirne l'utilità.

AsiaNews - Seoul - 15 marzo Lo tsunami e il terremoto che hanno devastato il Sol Levante hanno ottenuto un effetto inaspettato: In prima fila la Chiesa cattolica, che attraverso messaggi e donazioni chiede preghiere e fondi per le vittime e i sopravvissuti.

Il vescovo di Daejon: Non soltanto vittime e rischio nucleare: Cina e Corea del Sud, storici oppositori di Tokyo, ma anche le nazioni più vicine all'arcipelago, hanno infatti inviato condiglianze e aiuti umanitari alla popolazione e al governo nipponico.

In prima fila ci sono i cattolici sudcoreani e le organizzazioni religiose di Seoul. Il 12 marzo scorso l'arcivescovo di Seoul, card. Nicholas Cheong Jin-suk, ha inviato un messaggio a tutti i fedeli e a tutte le parrocchie chiedendo di pregare per la sopravvivenza delle persone scomparse e ha invitato le squadre di soccorso "a lavorare con la massima velocità possibile" per salvare il maggior numero di vite umane.

Il porporato ha anche promesso 50mila dollari in aiuti da inviare ai sopravvissuti. Il gesto forse più significativo, tuttavia, l'ha compiuto il presidente della Caritas coreana mons. Il vescovo di Daejeon ha infatti chiesto ai fedeli e ai coreani tutti di "dimenticare l'animosità storica che contrappone Corea e Giappone" e ha chiesto a tutti di "pregare con cuore sincero per le vittime e per i sopravvissuti del peggior terremoto che abbia mai colpito il Sol Levante".

In un messaggio a tutti gli operatori Caritas della Corea, mons. Ma noi siamo cattolici, crediamo in Dio e nella Sua parola, e per qusto dobbiamo pregare, aiutare ed amare i nostri fratelli". In conclusione, il presule invita tutti coloro che sono in grado di partire ad andare "e fare tutto quello che è in nostro potere per aiutare, con amore". In termini pratici, la Caritas donerà subito mila dollari per i primi soccorsi. Il presidente della Conferenza episcopale coreana, mons.

Pietro Kang U-il, ha inviato un messaggio al suo confratello mons. Ikenaga Jun, presidente della Conferenza giapponese per esprimere "solidarietà attraverso ogni forma possibile di assistenza" alle vittime.

La Conferenza coreana, inoltre, ha invitato ufficialmente le 16 diocesi coreane a raccogliere fondi da inviare in Giappone.

Lo spirito di solidarietà espresso dai vescovi è stato colto molto bene dai fedeli, che su alcuni siti internet inviano messaggi per il popolo giapponese. Non importa, siamo una famiglia unica su questa Terra"; "Siamo vicini, e i vicini si aiutano quando si presenta il momento del bisogno".

Anche le denominazioni cristiane si sono unite allo sforzo. Il Consiglio nazionale delle chiese di Corea, tramite il reverendo Kim Young-ju, ha scritto: Da parte sua, il Consiglio protestante cristiano di Corea ha chiesto ai fedeli di fare donazioni e di pregare per la rapida ripresa dell'area colpita dal terremoto. Precipita la situazione umanitaria a causa degli scontri.

Quella appena trascorsa in Costa d'Avorio, e in particolare nei dintorni della capitale Abidjan, è stata la settimana più cruenta dall'inizio della crisi seguita alle elezioni di novembre. A comunicarlo è l'Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati Acnur che sta trovando difficoltà di movimento nel portare aiuti alla popolazione. In particolare, scontri violenti si sono registrati nel distretto metropolitano di Abobo, dove si contano 25 vittime, e a Williamsville, dove sono stati dati alle fiamme un mercato, una trentina di negozi e una stazione di polizia; mentre una stazione radio è stata attaccata ad Adjamé e colpi di arma da fuoco sono stati avvertiti nell'area di Yopougon.

L'acuirsi degli scontri, ovviamente, ha causato un aumento degli sfollati e della popolazione in fuga, principalmente dalle aree di Williamsville, Paillet e Plateau-Dokui; nelle zone, invece, di Anyama, Ahouabo e Akoupe è più difficile per la gente spostarsi: Le fughe di massa, inoltre, stanno causando pressione ai confini: La situazione si sta ripercuotendo anche sui rifugiati politici liberiani presenti in Costa d'Avorio: La testimonianza di una missionaria da Abobo, da giorni al centro dei combattimenti.

Agenzia Fides - Abidjan - 15 marzo Qualche giorno fa per andare a comprare delle provviste, perché in casa non era rimasto nulla, ho dovuto percorrere una strada più lunga e tortuosa del solito, ed al ritorno ero sfinita". Ogni giorno siamo svegliati dai colpi di armi pesanti. Nel limite del possibile, cerchiamo di aiutare coloro che bussano alla nostra porta, e sono molti.

È complicato perché ci troviamo in difficoltà anche noi. Ero missionaria in Rwanda nel , e quando a prima mattina, apprendo la porta della missione, ho visto tutti quegli uomini armati nelle strade, mi è sembrato di rivivere qui momenti. Sono 35 anni che sono missione, dei quali ne ho trascorsi 21 in Costa d'Avorio. Purtroppo anche queste situazioni fanno parte della vita di missione" conclude Suor Rosaria.

Agenzia Fides - Abidjan - 17 marzo Ad esempio a Williamsville da ieri la popolazione è bloccata in casa e anche la circolazione stradale è bloccata". I ribelli sembrano aver fatto alcuni progressi. La caserma della gendarmeria Adjamé è stata conquistata dalla guerriglia Gli scontri si stanno spostando verso altre zone di Abidjan, come il comune di Yopougon. Siamo vicine alle persone, cercando di rincuorarle, magari anche con qualche battuta di spirito.

La nostra presenza è già una forma di aiuto, perché la nostra serenità, anche se non è sempre facile mantenerla, aiuta le persone a sopportare questa situazione". Un'altra congregazione di religiose, le Suore della Provvidenza, è stata costretta ad abbandonare la loro casa ad Abobo, a causa degli attacchi militari e degli scontri violenti già da alcuni giorni.

Le religiose hanno perso nel saccheggio della loro missione due autoveicoli ed altri beni. Una trentina di morti in un mercato di Abidjan; per l'ONU "è un crimine contro l'umanità".

Agenzia Fides - Abidjan - 18 marzo Sui giornali filo Gbagbo addirittura si accusano i 'mercenari burkinabé' di Ouattara di essere i responsabili della tragedia" dice all'Agenzia Fides una fonte della Chiesa da Abidjan, dove ieri, nel quartiere di Abobo, dei colpi di arma pesante si sono abbattuti su un mercato all'aperto, provocando dai 25 ai 30 morti.

L'ONU afferma che si è trattato di un crimine contro l'umanità. Blaise Compaoré, che faceva parte del gruppo di mediatori, all'ultimo momento decise di non recarsi in Costa d'Avorio, ufficialmente per ragioni di sicurezza" continua la nostra fonte. La situazione è preoccupante, perché mentre sembra proseguire l'avanzata dei ribelli vicini a Ouattara per impadronirsi del quartiere di Cocody, dove sorgono i palazzi del potere, Gbagbo sta schierando gruppi di miliziani che creano posti di blocco nei quartieri dei suoi sostenitori.

Secondo fonti dell' UNOCI, si registrano defezioni nelle Forze di Sicurezza, che finora erano rimaste fedeli a Gbagbo, il cui morale sarebbe basso perché gli stipendi non sarebbero stati pagati.

L'emergenza di Fukushima oscura i "miserabili" sopravvissuti dello tsunami di Toni Hiroshi. AsiaNews - Tokyo - 18 marzo In molte zone non sono giunti aiuti.

Bambini e anziani rischiano di morire perché mancano acqua, medicine, riscaldamento. Messaggio del vescovo di Osaka per domandare solidarietà a tutti i cattolici. Le difficoltà della Chiesa anglicana.

Il Paese si ferma per un minuto di silenzio a ricordo dei morti. Continua l'impegno per il raffreddamento dei reattori nella centrale nucleare. Di ora in ora "crescono le notizie e la confusione sul modo in cui si sta cercando di abbassare la temperatura ai reattori di Fukushima, ma nelle zone colpite dallo tsunami vi sono ancora aree dove le squadre di soccorso non sono ancora arrivate. La gente, soprattutto anziani e bambini, rischiano di morire perché mancano di tutto: Il Centro di aiuto della diocesi cattolica di Sendai, in collaborazione con la Caritas, ha iniziato il suo lavoro.

Esso raccoglie fondi per i terremotati e per ricostruire le chiese distrutte. Il centro sta approntando anche un piano per distribuire aiuti e volontari nelle diverse zone della diocesi, ma le distruzioni e le strade impraticabili per le macerie rendono gli spostamenti difficili. Il Centro funzionerà per almeno sei mesi e la Caritas Giappone ha già ricevuto offerte per quasi mila dollari Usa. L'arcivescovo di Osaka, mons.

Leo Ikenaga, presidente della Conferenza episcopale giapponese, ha inviato oggi a tutte le diocesi un messaggio domandando a tutti i cattolici di mostrare solidareità verso coloro che stanno soffrendo e che hanno perduto i loro cari e le loro case. Egli domanda ai fedeli di fare il possibile per aiutare soprattutto coloro che mancano di cibo e medicine, con preghiere e offerte economiche.

Nelle difficoltà e nelle continue emergenze, i giapponesi non hanno perduto il senso della solidarirtà. Quest'oggi in tutto il Paese, a una settimana dal disastro, si è osservato un minuto di silenzio. David Uribe, missionario di Guadalupe a Tokyo - vedere bambini, giovani e vecchi piegare il capo e unirsi in preghiera per il dolore di questo Paese". Anche altre Chiese hanno enormi problemi. Il vescovo anglicano di Tohoku, il rev. John Hiromichi Kato, afferma a Christian Today che finora non si riesce a conoscere né il numero di fedeli morti, né a fare un bilancio delle distruzione degli edifici e delle chiese.

Non eravamo per nulla preparati a un problema di queste dimensioni". Il bilancio delle vittime è cresciuto, superando quelle del terremoto di Kobe del Intanto prosegue l'emergenza alla centrale nucleare di Fukushima dove per tutto il giorno soldati e pompieri hanno cercato di abbassare la temperatura dei reattori usando camion cisterne.

L'impegno non sembra aver raggiunto grossi risultati. Altri operai, volontari, stanno riconnettendo le linee elettriche alla centrale per riattivare le pompe degli impianti di raffreddamento. I veri eroi della situazione sono i 50 ingegneri che lavorano nella centrale, esposti alle radiazioni, che hanno turni brevissimi di 10 minuti, per evitare sovraesposizioni e surriscaldamenti.

Personalità dell'esercito Usa, che sorvegliano con aerei senza pilota l'impianto, dichiarano di essere "cautamente ottimisti" nel poter contenere i danni dei reattori. Ma intanto, quest'oggi il governo ha innalzato il livello di gravità dell'incidente a 5 era a 4, su una scala da 1 a 7. La decisione è stata presa dopo l'arrivo del capo dell'Aiea, il giapponese Yukiya Amano, che ha chiesto a Tokyo "informazioni più accurate e più veloci".

Missionario morto per aiutare. MissiOnLine - 14 marzo Il canadese padre André Lachapelle, 76 anni, dopo il sisma da Sendai era tornato nella sua parrocchia di Shiogama per soccorrere la gente. C'è anche un missionario tra le vittime del terremoto che ha colpito il Giappone. Un sacerdote canadese, padre André Lachapelle, 76 anni, è stato rinvenuto morto a Shiogama: Padre Lachapelle viveva in Giappone da 50 anni come membro della Società delle missioni estere del Québec.

Secondo le prime ricostruzioni, il religioso è deceduto a causa di "una grave crisi cardiaca", non è chiaro se prima o dopo essere raggiunto dallo tsunami.

Quando c'è stato il terremoto il prete canadese si trovava impegnato in un incontro di un gruppo carismatico nella cattedrale di Sendai. Uscito illeso dalla scossa, è saltato in auto e si è diretto a Shiogama, la località della sua parrocchia, che si trova a una ventina di chilometri di distanza proprio sulla costa. Con la televisione e gli altri mezzi di comunicazione fuori uso padre Lachapelle non poteva sapere che stava per arrivare lo tsunami. Padre Lachapelle per trent'anni in Giappone era stato insegnante nelle scuole superiori e aveva scritto anche numerosi libri in giapponese sul cristianesimo per i suoi studenti.

Più recentemente aveva svolto il suo ministero anche come cappellano delle carceri, lavorando insieme anche a rappresentanti di altre religioni. Agenzia Fides - Sydney - 16 marzo Sono certo che i giapponesi vivranno questo terribile evento con forza d'animo e solidarietà. Ma sarà anche necessario riconoscere gli errori compiuti, cosa che è un aspetto importante della cultura nipponica.

Questo vale specialmente per la questione della centrale nucleare: Brian Vale, missionario di San Colombano, per molti anni in Giappone, oggi residente in Australia, all'indomani del terremoto e dello tsunami che hanno colpito il Nordest del Giappone. Su come il paese ha affrontato la questione nucleare, negli ultimi 60 anni, p. Gli studenti delle scuole vanno a visitare i siti colpiti e i musei della memoria, e l'educazione alla pace è parte integrate del curriculum scolastico".

Gli oppositori al nucleare, in passato, non hanno comunque avuto la forza politica per fermare la costruzione delle centrali". Il missionario è scosso dagli eventi: Ricordo Sendai per la bellezza della costa, con verdeggianti alberi di pino e con le spettacolari rocce a picco sul mare.

La gente ora sperimenta un senso di profondo smarrimento. E va ricordato che questo è molto difficile e doloroso nella cultura giapponese, dove l'identità personale dipende molto dall'essere membro di un gruppo". I giapponesi affrontano il peggior disastro della loro storia, dopo le bombe atomiche della Seconda Guerra Mondiale, ma sono certo che sapranno rialzarsi, anche con il nostro aiuto e la nostra preghiera". Centro di aiuti e ospitalità per le vittime dello tsunami. AsiaNews - Tokyo - 17 marzo Du massage tantrique avec finition, au body body d'enfer, des pratiqu Se soir JF 23 ans tres salope cherche pervers.

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